Pipe Amorelli handmade tobacco pipes: News

Gli asterischi di Amorelli (Extra-extra n.15-1985)

Di spazio, per nuovi fabbricanti di pipe, ce n‘ è abbastanza poco; dopo il boom di qualche anno fa, ora si è giunti a un livello massimo di presenze, per cui, per farsi strada, un nome nuovo deve garantire un prodotto di altissimo livello ed é fondamentale che si lavori con serietà e passione, anche perché il pubblico é sempre più esigente e pretende, giustamente, il meglio».

Questo é il biglietto da visita con cui si presenta ai lettori di <<EE>> Salvatore Amorelli, 26 anni, da Caltanissetta dove crea le pipe omonime; son parole serie e meditate, che se attestano la consapevolezza dell’oggettiva difficolta di <<farsi avanti>> in un mondo — quello pipario — in cui troppo spesso al numero elevato dei produttori non corrisponde un analogo livello qualitativo, attestano altresì l’ orgogliosa rivendicazione, se non di un primato, comunque di una serietà di intenti e di risultati. Per questi ultimi mi sento di affermarlo a cuor leggero poiché ho visto e provato le Amoreli e posso assicurarvi che non hanno nulla da invidiare a illustri e togate pipe di chiara fama. Anzi, in questo o quel particolare, spesso le sopravanzano. E se non tutte, son molte comunque le pipe che di fronte ad una Amorelli faran bene, d’ora innanzi, a chinare il capo… pardon, il fornello!

L’uomo (ma dovrei dire il ragazzo) é istintivamente simpatico: baffi e occhiali cerchiati in tartaruga gli accreditano un’aria intellettuale che trova presto conferma nei gusti: “Io lavoro a suon di musica, amo l’opera e la musica classica soprattutto, detesto la musica moderna” come nei giudizi (Ho letto qualche tempo fa Introduzione alla Pipa di Ramazzotti e sono rimasto affascinato dal modo in cui ti fa entrare nel suo personalissimo mondo: quella prosa, quello stile particolarissimo, unico…). Salvatore Amorelli é un self-made man della pipa, nel senso che le ossa se l’é fatte da solo, non é andato <<a bottega>>  da nessuno.
Temerario? Forse, se é vero – come é vero — che questo mestiere non si improvvisa, ma si hanno anche casi — se pur rari, rarissimi di <<vocazione». E il nostro, avuta la <<chiamata>>, cinque anni fa si é tirato su le maniche e ha creato la <<sua>>> prima pipa: moventi consci, dice lui, <<la passione e l’interesse verso l’oggetto», ma sotto, negli oscuri recessi dell’inconscio, si agita <<un’attrazione, una calamita>>.

C’é da crederci, a considerate con quanto amore (e competenza) realizzi i suoi gioielli di radica; e a buon diritto s’han da definite tali se solo si guardi a quel che non ti combina coi bocchini, sui quali realizza piccoli capolavori di precisione, sposando radica e metacrilato in connubi arditi e geniali. Le sue pipe, divise in varie serie, son tutte contraddistinte da asterischi impressi sul cannello e volti a connotare la fascia di qualità sia delle <<Amorelli>> senza elaborazione al bocchino, sia delle serie più elaborate nel bocchino: si va da zero a cinque asterischi, il massimo e l’<<Amorelli>> cinque asterischi, una vera fuori-serie, pezzo raro, datato e numerato. La radica impiegata è siciliana o francese perché hanno una tessitura molto più fitta della calabrese e risultano molto più leggere e porose: è raro che una pipa realizzata con queste radiche faccia acqua».

– Signor Amorelli, quali, in dettaglio, le caratteristiche delle sue pipe? <<La mia é una lavorazione che cerca di dare un’impronta personale a una modellistica classica. Contraddistinguo le mie pipe con nomi quali: “Amorelli”, da zero a cinque asterischi, bocchino semplice senza elaborazione.
“Banda“; da zero a quattro asterischi con una banda ellittica in radica di 3-4 mm di larghezza inserita nel bocchino;
“Busbee” da zero a tre asterischi le dritte, poi c’è quella curvata ad acqua e fuoco, molto difficile a realizzarsi per la inelasticità della radica in confronlo al materiale plastico del bocchino: tutte con un abbondante inserto di radica sul bocchino, un vero e proprio rivestirnento parziale;
“Griffe”, da zero a tre asterischi, con tre sottilissimi “fili” di radica larghi 2 decimi di mm l’uno che procedono paralleli in forma ellittica sul bocchino;
“Amorelli oro”, che montano una robusta ghiera d’oro».

– E del marchio, una barretta d ’oro per metà sul cannello e per metà sul bocchino, cosa mi può dire?
<< Sono partito da un presupposto: avevo necessità di creare un segno di distinzione unico e diverso dagli altri, ma che avesse al contempo anche un significato pratico e allora ho escogitato questa barretta che vale sia come marchio identificativo sul piano estetico sia, sul piano pratico, per il perfetto allineamento del bocchino: quando infatti le due meta della barretta coincidono, il bocchino è perfettamente allineato. Con la stessa cura – prosegue Amorelli — realizzo anche gli altri particolari; non intendo lasciare nulla al caso,voglio che anche le cose che non si vedono — i perni, gli interni ecc. — siano molto ben rifinite.
Inoltre faccio anche rusticate, che chiamo “Roccella”, bulinate a mano e le lascio di colore naturale. Intendo sottolineare, ci tengo particolarmente, che nelle mie pipe non ci sono né stucchi né macchie di liscio».

– Ha qualche suggerimento per i lettori di EE?
<<Suggerisco poche pipe ma buone e di cercare sempre il meglio, rivolgendosi a negozi qualificati, veramente specializzati, che non sono molti». Vorrei concludere con una nota del tutto personale. Credo sia ormai nota ai lettori la mie predilezione per le <<curve>>: ebbene, le <<Amorelli>> di tal forma, finalmente, sono bucate come Dio comanda, particolare, questo, per nulla secondario e spesso trascurato colpevolmente anche in pipe <<di grido>>; qui invece il buco pesca proprio sul fondo del fomello, consentendo di fumare fino all’ ultima briciola di tabacco, il che, considerando come quest’ultimo ormai si venda a carati, non é di breve momento.
Indizio non ultimo, insomma, di estrema serietà costruttiva e di sollecita attenzione nei riguardi del fumatore che le pipe non le guardi soltanto ma le usi!

M.PE – Extra-extra n.15 Novembre-Dicembre 1985